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Beatriz ESCRIBANO BELMAR: La fotocopiatrice nell’arte del XX secolo e il suo ruolo nella storia della Media Art

Giovedì 12 maggio ore 14.00 per I racconti dell'arte
Beatriz ESCRIBANO BELMAR: La fotocopiatrice nell’arte del XX secolo e il suo ruolo nella storia della Media Art

Pubblicato il 06 Maggio 2022 da redazione

Si terrà giovedì 12 maggio alle ore 14.00, per il ciclo 2021 - 2022 dei Racconti dell'arte, la conferenza “La fotocopiatrice nell’arte del XX secolo e il suo ruolo nella storia della Media Art”, di Beatriz Escribano Belmar. L'incontro, introdotto da Domenico Quaranta, avrà luogo nell'Aula Magna dell'Accademia di Belle Arti di Carrara e online su Google Meet, aperto agli studenti e al pubblico. Indirizzo per il collegamento: https://meet.google.com/kcg-qced-nmz.

Gli anni Sessanta hanno un interesse eccezionale non solo a livello politico, economico e sociale, ma anche artistico: è in quel decennio, infatti, che il Personal Computer (1964) e la videocamera Portapack (1967) arrivano sul mercato. Tuttavia, se guardiamo agli anni Sessanta con l’approccio metodologico dell’archeologia dei media, è facile rendersi conto che ci sono buchi nella storia dell’arte che devono essere esplorati. In particolare, nei movimenti della controcultura del tempo, alcuni artisti sono stati attratti da una tecnologia emergente nell’ufficio: la fotocopiatrice (1959). Gli artisti incontrano questa tecnologia nelle università, negli uffici o nelle copisterie, ed esplorano con esiti rivoluzionari le sue caratteristiche procedurali ed estetiche, e la natura istantanea del suo processo di riproduzione. 

La fotocopiatrice è stata concepita per copiare documenti: utilizzarla per altri fini, come creare opere d’arte visive, è una trasgressione della sua struttura funzionale. La specificità mediale della tecnologia, le sue caratteristiche e limitazioni, hanno condizionato le possibilità creative e il linguaggio grafico, qualunque sia stata l’attitudine dell’artista. Nel movimento artistico della Copy Art avviene una radicale profanazione della macchina, un rinnovamento dei paradigmi e una sperimentazione basata sulla trasgressione delle regole, che porta a una conoscenza più profonda del dispositivo. Nel corso del suo intervento, Beatriz Escribano identifica tre generazioni di artisti che hanno fatto evolvere questo movimento lungo percorsi diversi, con specifiche distinzioni geografiche, concentrandosi in particolare sul contributo di Spagna, Italia, Francia e Germania; e mostra come quelle opere, per quanto materiali, abbiano stabilito nuovi parametri creativi che sono diventati le basi concettuali, estetiche e discorsive dell’arte digitale. 

Beatriz Escribano insegna all’Università di Salamanca in Spagna. Dottoressa “Cum Laude” con una tesi sulla Media Art, l’elettrografia e la Copy Art, è laureata in Belle Arti (Facoltà di Belle Arti, UCLM, 2011) e ha un Master di Ricerca in Arti Visive e Multimediali (UPV, 2012), specializzato in Arte e Nuovi Media. È stata beneficiaria di un contratto FPI (2014-2017) e ricercatrice post-dottorato, esaminando il contributo spagnolo alla storia della Media Art. Ha curato diverse mostre e ha fatto diversi soggiorni di ricerca, presso il Department for Image Science (Università del Danubio), il Digital Media Lab (Universität Bremen), CITU-Paragraphe (Université Paris 8) e la Winchester School of Art, tra altri; ed è autrice di diverse pubblicazioni. Si occupa prevalentemente di storia della Media Art storica, di archeologia dei media e di educazione artistica.


In copertina: Lieve Prins lavora sul vetro della fotocopiatrice con una modello. Fondo artistico personale dell'artista, Amsterdam

Altre immagini: Jürgen O. Olbrich, Coloured Crayon Colours, 1980. Xerografie policromatiche. 118 x 315 cm (composizione di tutti i formati A4). Fondo artistico personale dell'artista, Kassel; Jürgen O. Olbrich, Photocopy Rock n’Roll, 1981. Fotografie della performance e record xerografico. Collezione MIDE, Cuenca