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L’Accademia di Carrara al Premio “Edgardo Mannucci” di Arcevia

Primo premio per Kim Ha Jin, terzo premio per Valerio Neri. Vincitrice dell’edizione 2020, Camilla Cusumano partecipa con una personale
L’Accademia di Carrara al Premio “Edgardo Mannucci” di Arcevia

Pubblicato il 15 June 2021 da redazione

Per il secondo anno consecutivo, l’Accademia di Belle Arti di Carrara partecipa con successo al Premio internazionale di Scultura “Edgardo Mannucci” di Arcevia, in provincia di Ancona. Al premio hanno partecipato, su segnalazione del prof. Fabio Graziani, la studentessa coreana Kim Ha Jin, al terzo anno del triennio di Scultura, e gli studenti del Biennio Daniele Eschini e Valerio Neri. Ciascuno di loro ha partecipato al premio con tre opere, che sono in mostra dal 29 maggio fino al 15 luglio 2021 al Palazzo dei Priori di Arcevia, affiancate da una personale dell’ormai ex studentessa Camilla Cusumano, vincitrice dell’edizione 2020 del premio. Mentre Kim Ha Jin si è aggiudicata il primo premio con l’opera “Cornice n.1”, Valerio Neri conquista il terzo premio con l’opera “Studio di volumi a partire dalla forma di una galla di quercia”.

Il successo dei nostri studenti alla XXVIII edizione del premio doppia quello dell’edizione 2020, che ha visto la partecipazione di Camilla Cusumano (vincitrice del primo premio con l’opera “Secrets”), di Alessandro Pancani (vincitore del secondo premio ex aequo con l’opera “Metamorfosi”) e di Davide Giananti. Nel congratularci con il prof. Graziani e con gli studenti che hanno partecipato, ripercorriamo con alcune immagini gli esiti del loro lavoro.

Kim Ha Jin ottiene il primo premio con “Cornice n. 1” (2019), una scultura in marmo bardiglio e ferro saldato che riflette sul ruolo della cornice come soglia di un viaggio e apertura su un mondo. L’artista studia con attenzione le correnti artistiche che l’hanno portata in occidente, Barocco e Neoclassicismo, e sperimenta continuamente con i materiali, combinando estetica minimal e interesse per il mondo organico e per le strutture cellulari. In mostra anche “Cornice n. 2” e “Cornice n. 3”, appartenenti alla stessa serie.

Valerio Neri (Roma 1987) conquista il terzo premio con “Studio di volumi a partire dalla forma di una galla di quercia” (2019 – 2021), realizzata in taglio diretto su marmo di Carrara. Spiega l’artista: “Ho dedicato la creazione di questo pezzo alle forme bizzarre delle galle naturali o “cecidi”, escrescenze arboree colorate formate in risposta all’invasione nelle piante, da parte di organismi esterni come una vespa… Particolarmente attirato da queste piccole sculture naturali ho deciso di emularne fantasiosamente le fattezze sfruttando la tipica liscezza del marmo, ed ingrandendo di almeno dieci volte la loro dimensione naturale… Interessantissima la simbiosi tra l'invasore e l'ospite: la vespa costringe l'albero a generare una galla come difesa, ma la galla al contempo diviene incubatrice necessaria per la nascita dell'insetto, e il DNA combinato di pianta e animale genera forme e colori differenti unici delle galle.” L’opera vincitrice è affiancata in mostra dal gesso “L'eremita” (2020) e dalla scultura in fil di ferro intrecciato “Cerco dentro, ma dentro non ho nulla, eppure vivo” (2021), che dimostrano la versatilità e la confidenza di Neri con vari linguaggi e processi.

Il massese Daniele Eschini (1990) presenta in mostra tre piccoli marmi: “Insieme”, “Diorama” e “Panorama”, tutti del 2020 – 2021. Metodico, Eschini elabora idee e contenuti con dedizione monacale concentrandosi sull’iconografia dell'Anacoreta. Che sia un busto, un volto o un elemento decorativo astratto, ogni sua scultura diventa anche l’ambiente abitato da una “microscultura”, una microscopica figura umana che medita nel contesto che la sovrasta – “l’insieme più grande” con cui, nelle parole dell’artista, l’essere umano agisce come se non ne avesse visione e coscienza. 

Nativo di Carrara, Alessandro Pancani (1996) ha vinto il secondo premio ex aequo 2020 con “Metamorfosi” (2019), un marmo che rappresenta una foglia  dalle fattezze femminili che germoglia dal terreno, simbolo di fertilità e dell'inizio di una nuova vita. Per l'occasione ha presentato anche la terracotta “Madre” e il gesso “Donna cinerea” (2018), due lavori che continuano ad esplorare il tema della maternità e della vita, che può germinare anche dalla morte.

Camilla Cusumano ha vinto l'edizione 2020 del premio con l'opera “Secrets” (2019), un lavoro in marmo nero Marquinia e marmo rosa del Portogallo che intende rappresentare la dualità tipica della personalità umana, utilizzando un trattamento liscio effetto specchiante all’esterno e grezzo e incompiuto all’interno, laddove nascondiamo le nostre paure e i nostri traumi. Quest'anno è presente in mostra con “Flussi di materia”, una mostra personale di ben nove opere, rappresentative del suo percorso artistico che procede dalla figurazione all'astrazione. Secondo l'artista: “Le mie opere nascono dalla rappresentazione della fluidità dell’essere dove l’acqua diventa tempesta e il vento bufera, ma talora emergono anche momenti di calma ed equilibrio. Per garantire un’anima all’opera che sarà, è fondamentale conoscere e tener presente le caratteristiche del materiale che si utilizza: bronzo, cemento e resina hanno un proprio fascino, una propria resa, una propria densità, ma è di marmo bianco di Carrara la prima opera astratta in cui mi riconosco totalmente (Esistere, 2018). Ultimamente il mio prediligere marmi venati ha aggiunto movimento a forme di per sé più complesse e fluide. Il marmo venato infatti ha un proprio carattere e lavorarlo significa doversi confrontare con esso anche a rischio di risultati imprevisti; del resto la ricerca del superamento costituisce un elemento essenziale della psicologia dell’artista.” In immagine, oltre a “Secrets” presentiamo “Sentieri” e “Oceani di libertà”, entrambe del 2021.