• mariachiara
  • Ven, 07/21/2017 - 10:42

Una mostra tra arte e sogno nasce dall'incontro di quattro artisti molto diversi tra loro:differenti sono le radici, i punti di riferimento, gli obiettivi, i mezzi utilizzati per raggiungerli. A metterli d'accordo è però quella volontà di trovare, attraverso il proprio percorso artistico, dei modi che giochino a trasformare il reale secondo dinamiche mai troppo delineate o scontate. In un mondo in cui tutto è iperdefinito e in cui tutti i contorni sembrano essere tracciati alla perfezione, i nostri provano a forzare i contenitori e a mescolarne i contenuti per approdare in una dimensione ambigua e indecifrabile.

 

Flavia Bellavia presenta Flussi: una serie di immagini in cui passato e presente, memoria e cambiamento si fondono dando vita ad una psichedelia di colori intrappolati nell'istante fotografico. Ad emergere sono i dubbi e le incertezze di un tempo presente che prende atto della mutevolezza di tutto ciò che ci circonda. L'artista ci apre le porte del suo vissuto, mostrandoci la sua memoria, presentata come una costellazione di volti e luoghi che rimandano a legami e affetti della quotidianità: immagini che si fanno carico dell'inevitabilità della trasformazione. Flavia ci parla di tutte quelle esperienze che ci corrodono dentro: allo stesso modo, nel suo lavoro, le gocce vanno a consumare quelle immagini di memoria. Ella mette dunque in dubbio la superficie fotografica alterandone i connotati, legge la mutazione come una sorta di diluente che va ad inserirsi nella maglie della memoria per dare vita a forme intrappolate a metà tra realtà e finzione, tra lucidità e sogno. Anche nei dipinti appartenenti alla serie dell'Annullamento di identità è la consapevolezza del cambiamento che ci porta in un contesto fatto di figure non più nitide, frammentarie e frammentate, in cui il soggetto esplode e il corpo subisce trasformazioni che ci riportano alle dinamiche principali dell'esistenza (nascita/vita/morte) in una sorta di circolo continuo.

 

La videoinstallazione di Enea C.Z. Arado ci conduce all'interno di un mondo magico in cui il rituale arcaico si proietta nelle esigenze della modernità e viene recuperato come momento purificatore. Estremamente legato alla funzione degli atti simbolici, l'artista ci accompagna nei meandri del suo vissuto attraverso accessori di uso quotidiano: in questo caso le sue scarpe. Nell'atto di bruciarle Enea sublima e rende sacro tutto il percorso di vita fatto assieme ad esse, lo ripercorre, lo fissa nell'unicità di un filmato che ne decreta la fine. A questo serve il suo rituale, a voltare pagina, a chiudere un frammento di vita senza esprimere sentenze o generare giudizi. E' solo la fine di qualcosa, che apre le porte al nuovo, a tutto ciò che deve venire ma, se è vero che nulla accade per caso, è pur vero che a tirare le somme di ciò che accade è il soggetto stesso. L'artista lo fa a suo modo, ponendoci di fronte ad un pezzo del suo vissuto, racchiuso preziosamente come un gioiello nello scrigno, avvolto da quel senso di libertà e mistero che solo la natura riesce a darci.

 

Abbandono, di Pietro Colloca, nasce dalla volontà di rappresentare la figura umana nel processo di fusione con un mondo fatto di sensazioni e percezioni. L'opera di Pietro si immerge delicatamente per abbandonare il mondo materiale e raggiungere, così, uno stato fluido, in cui ogni schema, ogni limitazione, scompare e cede il posto ad un regno fatto di continuum inafferrabili. L'acqua si pone qui come elemento che tutto racchiude e mescola, conferendo all'opera un aspetto quasi sacro, meditativo, che aiuta lo spettatore a riflettere sulla natura delle cose e, in particolar modo, dell'uomo stesso. Il contrasto tra l'elemento liquido e la solidità della scultura mette in risalto la stessa problematica vissuta nell'essere umano che "sente" al di là della sua fisicità, che anzi, diventa limite, costrizione. Si tratta, dunque, quasi di un atto purificatore che l'artista presenta e rappresenta. Un atto che l'osservatore potrà spiare, come una sorta di monito all'abbandono di ogni cosa superflua, alla liberazione dall'innecessario.

 

La pittura di Floyd del Freo si inserisce perfettamente in questo tipo di umore, all'interno del quale nulla è mai dato per certo. Le domande sono più delle risposte i forti contrasti tra i toni purpurei e il bianco e nero, ricorrenti nelle sue opere, ci proiettano in una situazione atemporale, sospesa, caratterizzata da una piatta linea di orizzonte, sulla quale si stagliano, come intrappolati,personaggi ed immagini iconiche del passato, che si propongono quasi come prolungamenti dell'io dell'artista e ci permettono perciò di entrare nel suo mondo. A queste figure si alternano scene che ci fanno tornare al tempo presente, alle sue problematiche e ai suoi dilemmi. Ricorrono infatti, nella pittura di Floyd, figure umane scarne, bulimiche, di una bulimia molto più mentale che fisica. Tali opere dunque riescono a mettere in risalto tutta una serie di contraddizioni tipiche del nostro mondo. attraverso salti temporali che accadono, misteriosamente, dentro uno spazio ambiguo e sospeso.

 

 

Da Sabato 8 Luglio a Sabato 22 Luglio
Vernissage - Sabato 8 Luglio ore 18.30

 

Piazza Duomo

54033 Carrara (MS)